“Back to Normal. Centralità delle attività economiche e impatto della loro riapertura” di Giorgio Barba Navaretti, Giacomo Calzolari, Andrea Dossena, Alessandra Lanza e Alberto Franco Pozzolo

 

Edizione Italiana:

Back to Normal. Centralità delle attività economiche e impatto della loro riapertura

English Edition, CEPR press:

In and out lockdowns: Identifying the centrality of economic activities


Executive Summary
Quali attività dovrebbero riaprire con l’allentamento dal lockdown su cui le autorità stanno lavorando in questi giorni? Ovviamente e correttamente l’attenzione di tutti è in questo momento focalizzata su questioni di sicurezza. Come riaprire i rubinetti dell’economia senza che questi diventino allo stesso tempo una nuova fonte di diffusione del virus? In questo lavoro, volutamente, non ci occupiamo della questione della sicurezza. Continuando sulla metafora idrica, il nostro obiettivo è invece capire nel complesso sistema economico, pieno di intrecci e derivazioni, quali siano i nodi centrali che sarebbe necessario sbloccare per far ripartire rapidamente il sistema produttivo. Quali sono i settori e le attività che ripartendo permetterebbero rapidamente di tornare a creare valore aggiunto e occupazione? Quali rubinetti dovrebbero essere riaperti, naturalmente se le condizioni di sicurezza lo permettono? Anche se la decisione di chi ne ha la responsabilità fosse quella di riaprire completamente tutti i rubinetti, è importante che si giunga a questa valutazione considerando pro e contro e valutando le alternative. Inoltre, è importante che sia disponibile, uno strumento che permetta questo tipo di valutazione anche per il futuro, dal momento che gli scenari della epidemia sono ancora incerti ed in evoluzione. Identificare le attività prioritarie non è semplice. Non è solo una questione dimensionale. Dato l’intreccio delle catene del valore, ci sono attività che pesano poco da un punto di vista quantitativo, ma sono nodi fondamentali per il funzionamento di diverse filiere, e dunque hanno un impatto indiretto molto significativo sulla capacità produttiva del Paese.
In questo lavoro proponiamo e applichiamo una metodologia per identificare le attività produttive la cui chiusura totale o parziale ha un impatto negativo maggiore sul PIL del Paese e la cui riapertura, di conseguenza, dovrebbe essere prioritaria per favorire la ripresa e la tenuta dell’occupazione. Lavorando a due livelli, integrando informazioni provenienti dalle matrici Input-Output (IO) dell’economia italiana (prodotte dall’Istat), con quelle provenienti dalla struttura a filiere costruita da Prometeia, è possibile identificare la rilevanza economica delle diverse attività sia in termini di peso sul PIL, sia in termini della loro centralità nell’insieme delle filiere produttive.
I nostri risultati dicono in modo chiaro come un’azione mirata e attenta su un numero limitato di settori, dove gran parte dell’attività è al momento chiusa, possa avere un impatto molto significativo sull’incremento dell’output del Paese. L’attivazione di 20 microsettori centrali nel sistema produttivo nazionale identificati con questo approccio permetterebbe di riportare il valore della produzione delle imprese italiane dal 56 al 76% rispetto ai livelli pre-Covid, con un impatto particolarmente forte in alcune filiere. Per esempio la meccanica passerebbe da un output attuale al 37% all’84% e le costruzioni dal 31% al 77% rispetto al livello pre-Covid.
L’impatto sul PIL sarebbe una minor riduzione del 16% in ragione annua, rispetto ai livelli di chiusura attuali, che determinano un calo complessivo del PIL stimato al 52% sempre in ragione annua. Unita ad adeguate informazioni e procedure sanitarie, un’azione mirata sarebbe più conservativa e prudente di un’apertura generalizzata. Allo stesso tempo genererebbe un impatto economico rilevante, non molto lontano da un’apertura completa delle attività.
Questo saggio offre soprattutto una metodologia che può essere utilizzata dai decisori per valutare con attenzione l’impatto economico della riapertura di specifiche attività e combinarle con le informazioni sanitarie. Allo stesso tempo, nell’ottica di riaprire particolari filiere (mentre scriviamo si sta parlando di costruzioni, automobili, moda), la nostra metodologia permette di identificare eventuali nodi, attività produttive, magari di dimensioni minori, ma che sono uno snodo fondamentale in quanto fornitrici di semilavorati e componenti, oppure per lo sbocco sui mercati. Infine, nell’eventualità, speriamo remota, di una ripresa del virus, il nostro lavoro permette anche di identificare quali attività potrebbero tornare in lockdown senza bloccare intere filiere o tutta l’economia.
Ancora una volta sottolineiamo che qui non ci occupiamo dell’impatto sulla sicurezza sanitaria. Siamo ben consapevoli, ad esempio, che per quanto il turismo o le attività di ristorazione abbiano un forte impatto sull’economia del paese, sarà molto difficile riaprirle a breve in condizioni di sicurezza. Riteniamo comunque utile capire e quantificare anche in questo caso il loro impatto sull’economia del paese.